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Rifare il sito o migliorare quello esistente: una guida alla decisione

Decidere l'entità dell'intervento sulla base dei problemi e dei vincoli esistenti.

Redazione SqualiOnline · 2026-09-07

Poche decisioni si prendono con meno informazioni di questa. Da una parte un preventivo per sistemare, dall’altra uno per rifare, e in mezzo la sensazione che il sito attuale non vada bene. La domanda però non è «rifare o non rifare»: è capire quali problemi avete davanti, perché tre problemi diversi hanno tre risposte diverse e uno solo dei tre richiede di ricominciare.

Il modo più rapido per sbagliare è partire dal preventivo. Il modo meno caro per decidere è partire da un inventario: che cosa avete, che cosa vi blocca, che cosa si può portare via.

Un inventario prima di qualsiasi giudizio

Non serve un’analisi lunga. Servono tre elenchi, scritti davvero, perché a memoria un sito sembra sempre più piccolo o più grande di quello che è.

  • Le pagine che servono a qualcosa: quelle che ricevono visite, quelle che mandate ai clienti per email, quelle che un commerciale apre davanti a un cliente. Quasi sempre sono molte meno del totale, e quasi mai coincidono con le voci del menu.
  • I vincoli tecnici: chi può modificare il sito e con quale strumento, che cosa richiede ogni volta un intervento esterno, che cosa è collegato ad altro — il gestionale, il catalogo, il modulo delle candidature, un’area riservata.
  • I contenuti recuperabili: testi, fotografie, schede tecniche, video, traduzioni. Il valore di un sito raramente sta nel sito; sta nel materiale che c’è dentro e che è costato tempo produrre.

Tre problemi che sembrano lo stesso problema

«Il sito non funziona» è una frase che ne contiene tre. Distinguerle è quasi tutto il lavoro di questa decisione.

  • Il messaggio. Le pagine ci sono ma dicono la cosa sbagliata, o la dicono a chi non serve: si parla dell’azienda invece che del problema del cliente, i servizi sono elencati con il nome interno, i lavori non hanno contesto. Si corregge scrivendo.
  • La navigazione. Le informazioni ci sono ma non si trovano: sezioni che si somigliano, pagine raggiungibili solo dal menu, percorsi che finiscono in un vicolo cieco. Si corregge riorganizzando, e a volte spostando poche pagine.
  • La piattaforma. Il limite non è che cosa c’è scritto, ma che cosa si può fare: non esiste un tipo di pagina adatto a ciò che vi serve, ogni modifica passa da un fornitore, il sito non regge un catalogo o una lingua in più, la parte mobile non è sistemabile senza rifare il modello delle pagine.

Il criterio pratico è questo: se per correggere un problema di messaggio dovete chiedere un intervento tecnico, il problema vero non è il messaggio.

Tre livelli di intervento

Fra correggere e ricostruire c’è un terzo livello, spesso il più adatto e quasi sempre il meno considerato.

InterventoQuando ha sensoChe cosa resta com’èIl rischio
Intervento miratoI problemi sono di messaggio e riguardano poche pagine importantiStruttura, indirizzi delle pagine, piattaformaRimandare una decisione già matura, e ritrovarsi a correggere ogni pochi mesi
Rifacimento parzialeLa struttura tiene, ma alcune sezioni sono da rifare o serve un tipo di pagina che non esisteLa piattaforma e le pagine che funzionanoConvivenza fra vecchio e nuovo: due stili, due modi di aggiornare
RicostruzioneIl limite è la piattaforma, o i vincoli tecnici bloccano ogni correzioneSolo i contenuti, se sono esportabiliRifare gli stessi errori con una tecnologia nuova, e perdere per strada pagine che portavano richieste

Tre situazioni, e la scelta che ne segue

Gli scenari che seguono sono ricostruiti come esempio; i tratti però sono quelli che si incontrano più spesso.

Azienda di servizi, sito di qualche anno fa, poche pagine

Le pagine sono aggiornabili da chi lavora in azienda, il sito si legge bene sul telefono, ma i servizi sono descritti con le parole che usano solo i tecnici interni e non c’è nessun lavoro raccontato. Qui la piattaforma non c’entra: il costo di un sito nuovo servirebbe a rimettere in pagina lo stesso testo. Si interviene sulle pagine dei servizi, si aggiunge una sezione di casi, e la decisione di rifare si riprende più avanti con i dati che nel frattempo si saranno raccolti.

Azienda industriale che vuole aggiungere un’area riservata ai rivenditori

Il sito racconta bene l’azienda e le pagine principali portano richieste, ma non esiste un modo per gestire accessi, listini differenziati e documenti. La domanda non è se il sito è bello: è se la piattaforma può ospitare quella funzione senza diventare fragile. Se può, è un rifacimento parziale. Se ogni tentativo richiede aggiunte fuori standard, la ricostruzione diventa la strada meno cara nel tempo, anche quando oggi sembra il contrario.

Azienda che ha cambiato attività, sito ereditato da un fornitore che non c’è più

Nessuno in azienda può modificare una riga, le credenziali sono incomplete, il sito descrive un’attività che non è più quella. Qui non c’è una decisione da prendere: mancano contemporaneamente il messaggio, il controllo e la possibilità di intervenire. Il lavoro vero, però, non è tecnico: è capire che cosa l’azienda fa oggi e per chi.

Che cosa deve cambiare, e come lo saprete

Prima di scegliere si scrive che cosa dovrebbe succedere se l’intervento funziona. Non un obiettivo generico, ma la frase che vorreste poter dire fra qualche mese: più richieste dalla pagina di un servizio preciso, meno telefonate che chiedono cose già scritte, la possibilità di pubblicare una pagina senza chiamare nessuno.

Serve anche il contrario: la condizione che vi fa fermare. Un rifacimento parziale che dopo due sezioni ha già richiesto tre interventi fuori preventivo sta dicendo qualcosa sulla piattaforma. Un intervento mirato che non si riesce a completare perché ogni modifica ne rompe un’altra, lo stesso. Stabilirlo prima evita di decidere sotto pressione a metà strada, quando fermarsi costa più che continuare.

Quello che questa guida non copre

Qui si arriva alla decisione, prima che il progetto cominci. Il passaggio dal vecchio al nuovo — indirizzi delle pagine, rinvii, contenuti che devono restare raggiungibili — è un lavoro a sé e ha una guida dedicata. E se il punto di partenza è «ho visite ma nessuna richiesta», la diagnosi va fatta prima: può darsi che il problema non sia il sito.

Domande frequenti

Quanto dura un rifacimento rispetto a un intervento mirato?

La differenza principale non è tecnica: è quanto tempo l’azienda impiega a decidere che cosa dire e a fornire testi, fotografie e dati. Un intervento su poche pagine si esaurisce in fretta; una ricostruzione si allunga soprattutto quando i contenuti vanno prodotti da zero.

Posso rifare il sito una sezione per volta?

Sì, se la piattaforma regge e se accettate un periodo in cui convivono due stili. Conviene cominciare dalle sezioni che portano richieste e stabilire in anticipo entro quando si chiude il passaggio, altrimenti la convivenza diventa definitiva.

Se rifaccio il sito perdo le posizioni su Google?

Non necessariamente. Il rischio non viene dal sito nuovo ma dal passaggio: indirizzi che cambiano senza un rinvio, pagine eliminate senza sostituto, contenuti che perdono pezzi. È un lavoro da pianificare prima del rilascio, non da correggere dopo.

Valutiamo insieme cosa recuperare del sito attuale.

Se ne vuoi parlare, il servizio che se ne occupa è Siti web.

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