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Accessibilità del sito: i controlli che aiutano le persone a usarlo

Identificare ostacoli pratici di navigazione, lettura e compilazione.

Redazione SqualiOnline · 2026-09-07

Il modo più rapido per sapere se un sito si può usare è provare a compilare la richiesta di preventivo senza toccare il mouse. Se non ci si riesce — perché il cursore sparisce, perché un campo non si raggiunge, perché il pulsante non risponde — allora c’è chi non riesce a scrivervi, e non lo saprete mai: chi non riesce non manda una segnalazione, chiude la pagina.

L’accessibilità si verifica sui percorsi, non sulle pagine in astratto. I percorsi che contano sono due o tre: trovare il servizio, capire se fa al caso proprio, chiedere. Questa guida serve a controllarli con le vostre mani e a trasformare quello che si trova in correzioni assegnate.

Quattro controlli che si fanno in dieci minuti, senza strumenti

  1. La tastiera. Dalla prima riga della pagina, con il tasto di tabulazione, si deve poter raggiungere ogni collegamento, ogni campo e ogni pulsante, in un ordine che segue la lettura. Provate ad aprire il menu, a chiudere una finestra che compare da sola, a inviare il modulo.
  2. Il punto attivo. Mentre ci si sposta con la tastiera si deve vedere sempre dove si è: un contorno, un colore, qualcosa. Molti temi grafici lo tolgono perché considerato antiestetico: è il difetto più frequente e insieme il più facile da correggere.
  3. Il contrasto. Testo grigio chiaro su bianco, scritte sopra una fotografia, pulsanti con etichetta quasi dello stesso tono del fondo. Sono i punti dove si perde chi legge da uno schermo al sole o con la vista stanca, cioè quasi tutti prima o poi.
  4. La gerarchia dei titoli. Un titolo principale per pagina, poi sezioni e sottosezioni in ordine, senza salti e senza titoli usati solo per fare il testo più grande. È così che si scorre una pagina quando non la si vede tutta insieme.

Immagini, moduli e messaggi di errore

Il secondo giro riguarda quello che una pagina comunica quando non la si guarda per intero.

  • Testi alternativi: descrivono a che cosa serve l’immagine in quel punto, non che cosa si vede. Il logo si descrive con il nome dell’azienda; una fotografia decorativa non ha bisogno di descrizione; uno schema che porta un’informazione va descritto per intero, oppure l’informazione va scritta anche nel testo.
  • Etichette dei campi: ogni campo ha la sua etichetta, visibile e collegata al campo. Il testo grigio dentro la casella non è un’etichetta: sparisce appena si scrive, e chi si distrae non sa più che cosa stava compilando.
  • Messaggi di errore: devono dire quale campo e che cosa correggere, restare visibili e non dipendere solo dal colore. Un bordo rosso non è un messaggio.
  • Campi obbligatori: si dichiarano prima, non dopo il tentativo di invio. E il modulo non deve cancellare quello che era già stato scritto.

Strumenti automatici e prove manuali

Gli strumenti automatici sono utili e non bastano: trovano quello che si può contare, non quello che ha senso. Servono entrambi, e conviene sapere che cosa aspettarsi da ciascuno.

ProblemaControllo automaticoProva manuale
Contrasto insufficienteLo trova in modo affidabileSolo i casi evidenti
Immagine senza descrizioneLo trovaVa cercata a mano
Descrizione presente ma inutileNon lo trovaLo trova
Ordine di spostamento con la tastieraIn parteLo trova
Modulo completabile fino in fondoNon lo verificaLo verifica
Informazione data solo con il coloreRaramenteLo trova

La regola pratica: l’automatico si passa una volta per ripulire il grosso e poi a ogni pubblicazione; il manuale si rifà a ogni modifica dei percorsi principali, perché è l’unico che dice se una persona arriva in fondo.

Un protocollo di prova per la richiesta di preventivo

Scritto una volta, si ripete uguale ogni volta che il sito cambia. Lo esegue una persona sola, in mezz’ora, annotando dove si è fermata e che cosa ha dovuto indovinare.

  1. Aprire la home e raggiungere la pagina del servizio usando solo la tastiera. Annotare quanti passaggi servono e se si vede sempre dove si è.
  2. Ingrandire il testo con il comando del browser fino al doppio. Controllare che non scompaia niente, che il menu resti apribile e che non compaia una barra di scorrimento orizzontale.
  3. Compilare il modulo con la tastiera lasciando di proposito vuoto un campo obbligatorio e sbagliando l’indirizzo email. Verificare che l’errore sia scritto, raggiungibile e comprensibile senza guardare il colore.
  4. Correggere e inviare. Verificare che la conferma sia un testo che si può leggere e ritrovare, non solo un cambio di colore o un’icona.
  5. Ripetere il percorso da telefono, con una mano sola, e poi con lo schermo orizzontale.
  6. Ripetere il primo passaggio con la lettura dello schermo attiva, anche solo quella già presente nel sistema operativo. Non serve essere esperti per accorgersi che un pulsante viene annunciato come «pulsante» e nient’altro.

Assegnare le correzioni e verificare di nuovo

Un elenco di problemi senza un nome accanto non produce correzioni. Ogni voce va scritta con quattro informazioni: dove succede, che cosa impedisce di fare, chi la corregge, come si verifica che sia risolta. L’ordine non è quello in cui i problemi sono stati trovati.

  • Prima quello che impedisce di completare un percorso: un modulo che non si può inviare viene prima di un contrasto un po’ scarso.
  • Poi quello che si ripete su tutto il sito: il punto attivo invisibile o le etichette mancanti si correggono una volta nel modello di pagina e valgono ovunque.
  • Alla fine i casi singoli, pagina per pagina, che spesso sono contenuto e non codice: una descrizione da riscrivere, un titolo usato al posto sbagliato.
  • Dopo ogni correzione si rifà il protocollo per intero sui percorsi toccati. Le correzioni di accessibilità si disfano con facilità al primo cambio di grafica o al primo componente aggiunto.

Quello che questa guida non copre

Qui si verifica se il sito si può usare, non se rispetta un obbligo di legge: l’applicabilità delle norme, le verifiche formali e le eventuali dichiarazioni richiedono competenze dedicate e vanno valutate a parte. Non si affronta neppure quali domande mettere in un modulo di contatto, che è una questione di contenuto e non di accessibilità, né il collaudo generale prima della messa online, che comprende molte altre verifiche oltre a queste.

Domande frequenti

Serve rifare il sito per renderlo accessibile?

Quasi mai. I problemi più frequenti — punto attivo invisibile, etichette mancanti, contrasto scarso, errori spiegati solo con il colore — stanno nel modello di pagina e nel foglio di stile, e si correggono lì. Rifarlo ha senso quando è la struttura a produrli, per esempio se i contenuti sono immagini di testo.

Basta aggiungere uno strumento automatico che corregge l’accessibilità?

No. Uno strato sovrapposto al sito non cambia la struttura sottostante, a volte interferisce con gli strumenti che le persone usano già, e non dice se il modulo si può compilare fino in fondo. Serve per trovare problemi, non per risolverli.

Ogni quanto vanno rifatti i controlli?

A ogni modifica dei percorsi che portano richieste, e comunque quando si cambia grafica, si aggiunge un componente o si sostituisce il modulo. I controlli automatici possono girare a ogni pubblicazione; il protocollo manuale conviene ripeterlo per intero un paio di volte l’anno.

Valutiamo l'accessibilità dei percorsi principali del sito.

Se ne vuoi parlare, il servizio che se ne occupa è Siti web.

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